I dieci posti più romantici di Napoli

In una città da cartolina, dove scale, rampe e terrazze offrono viste mozzafiato, ecco quali sono i dieci luoghi più romantici da visitare in coppia. A San Valentino e non solo.

Reggia_Capodimonte
Una città in cui anche il più minuscolo vicolo può aprire viste meravigliose e suggestive, in cui a scrivere il finale delle storie è sempre il mare, questa è Napoli. Ecco i dieci posto più romantici da visitare in due.

#1 Il Belvedere di Posillipo
Con il mare bagnato dal sole, ma anche reso furioso dal vento, il panorama che si apre dal belvedere di Posillipo è uno dei più affascinanti della città.

#2 Le tredici discese di Sant’Antonio

Portano alla terrazza di Posillipo le Rampe che partono dal convento di Sant’Antonio, dette anche le Tredici discese. Salendo le curve strettissime si viene sorpresi dall’incantevole vista che spunta, sempre diversa, dalle innumerevoli prospettive che adotta la salita.

#3 Parco Virgiliano
Una posizione privilegiata da cui guardare la città tutta, il Golfo da Bagnoli all’area Flegrea, il Vesuvio, la Penisola Sorrentina, il Parco Virgiliano, permette di dominare, con un solo sguardo uno panorama che toglie il fiato.

#4 Marechiaro
“Quanno spónta ‘a luna a Marechiare, pure li pisce nce fanno a ll’ammore…” (Quando spunta la luna a Marechiaro, anche i pesci fanno l’amore, ndr.). Così scriveva il poeta Salvatore di Giacomo e non senza motivo. Il piccolo borgo, con la spiaggetta, il profumo dei ristorantini tipici, è uno dei posti migliori per camminare mano nella mano.

#5 Castel dell’Ovo
È uno dei più antichi castelli di Napoli. A ridosso del borgo detto dei Marinai, Castel dell’Ovo sorge sull’isolotto di tufo di Megaride, l’imponente maniero apre dall’alto selle sue terrazze la vista a oriente del Vesuvio con il mare che si stende ai suoi piedi. Da non perdere con la luce del crepuscolo.

#6 Borgo Marinari
Il Borgo Marinari di Napoli, sull’Isolotto di Megaride, a ridosso del Castel dell’Ovo,è il luogo perfetto dove cenare a lume di candela.

#7 Certosa di San Martino
Sulla collina del Vomero, si erge il grande complesso monumentale della Certosa di San Martino. L’atmosfera di pace che si respira tra le sue mura e la vista mozzafiato che si gode dall’alto ne fanno uno degli angoli più suggestivi della città. Da lì si può vedere Spaccanapoli, il Decumano maggiore che divide in due la città.

#8 Villa Floridiana
Nel quartiere collinare del Vomero, il giardino della Villa Floridiana è il posto perfetto in cui passeggiare in due. Gli stretti sentieri conducono verso angoli e viste incantevoli. Gli alberi nascondono percorsi inaspettati e misteriosi.

#9 Il molo di Acquamorta
Il mare immenso, i profili di Ischia e di Procida che appaiono all’orizzonte. Ecco la vista che appare dal porto di Acuamorta, un panorama che richiede un breve viaggio, lasciandosi Napoli alle spalle, ma che non si dimentica.

#10 Parco dei Camaldoli e il Bosco di Capodimonte
Nella zona a ovest della città, la Collina dei Camaldoli è la vetta di Napoli e abbraccia il più grande parco urbano italiano. Dopo un picnic nel bosco non resta che affacciarsi dall’eremo e guardare da lì tutta la Campania. Più giù, invece, si può raggiungere il Bosco di Capodimonte, stupendo polmone verde con all’interno uno dei musei più belli d’Italia. Volendo ci si può allungare al Moiariello per ammirare il panorama e entrare nell’Osservatorio Astronomico. E rimirar le stelle.(Fanpage.it)

Le città fantasma della Toscana

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Formentara (Zeri, provincia di Massa e Carrara)

Utilizzato fin dal 1500 dai pastori che vi portavano il bestiame nei mesi estivi, questo paese della Lunigiana conta ancora circa 30 abitazioni, oltre a un piccolo oratorio dedicato a San Bartolomeo.

Bergiola (Minucciano, provincia di Lucca)
Fu un terremoto nei primi del Novecento a trasformare questo borgo del  II –III secolo A. C. in una ghost-town. Poco distante dal centro abitato di Monti di San Lorenzo, Bergiola è ancora visitabile, e può essere raggiunta attraverso un sentiero lungo il bosco.

Fabbriche di Careggine (Vagli Sotto, in provincia di Lucca)
Forse il borgo fantasma più famoso e suggestivo della Toscana, nato originariamente per accogliere i fabbri ferrai provenienti da Brescia. Situato nel fondale del Lago di Vagli, il paese è sommerso buona parte dell’anno. Quando le acque si ritirano, emerge in tutta la sua decadente bellezza, comprendente non solo case in pietra ma persino una chiesa e un ponte a tre arcate.

Col di Favilla (Stazzema, provincia di Lucca)
“Col di Favilla, oggi tristemente abbandonato, era davvero la fine del mondo”, scriveva Fosco Maraini a proposito di questo borgo fantasma. In passato tappa obbligatoria per chi voleva attraversare questo tratto dell’alta Versilia, oggi è completamente disabitato, comunque raggiungibile da diversi sentieri. La meridiana ancora oggi presente sulla chiesa è la più alta di tutta la Toscana.

Lucchio (Bagni di Lucca, provincia di Lucca)
E’ considerato il paese più arroccato e nascosto della Toscana, per via della sua posizione molto difficile da individuare. La fontana antica e la rocca sono solo due dei resti che meritano di essere visitati.

Castiglioncello (Firenzuola, provincia di Firenze)
Poco distante dalla località di Moraduccio, nell’Appenino Tosco-Emiliano si trova questo paese fantasma. Se siete in zona, fate una sosta anche al suggestivo Ponte degli Alidosi sul fiume Santerno e soprattutto alla bellissima Cascata Rio dei briganti.

Fornello (Vicchio, provincia di Firenze)
Il paese segnava un tempo l’omonima fermata ferroviaria sulla Faentina, precisamente tra Borgo San Lorenzo e Marradi. La stazione di Fornello serviva soprattutto ai minatori per raggiungere una miniera un tempo attiva, oltre a trasportare il materiale a valle. Sebbene non facilissimo da raggiungere, Fornello è la meta ideale per chi subisce il fascino delle vecchie ferrovie.

Brento Sanico (Firenzuola, provincia di Firenze)
Altro paese fantasma nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, raggiungibile a piedi dalla Pieve di San Pellegrino. Sebbene ormai composto solo da vecchi ruderi, la chiesa di San Biagio è ancora piuttosto ben conservata: secondo alcuni studi, sembra che nei suoi interni siano nascosti degli affreschi ben conservati del XV-XVI secolo.

Toiano (Palaia, provincia di Pisa)
Antico borgo di epoca medievale, Toiano è uno dei paesi fantasma più visitati della regione. Talmente bello da figurare persino nella lista dei luoghi del cuore da salvare del FAI, oltre ad essere stato scelto da Oliviero Toscani come set d’eccezione per un concorso fotografico.

Buriano (Val di Cecina, provincia di Pisa)
Un luogo avvolto da inquietanti misteri, dove gli abitanti sembrano essersi dileguati da un giorno a un altro, nemmeno una ventina di anni fa. Per questo il borgo risulta così perfettamente conservato, con tanto di chiesa, mausoleo e monumento ai caduti.

Mirteto (San Giuliano Terme, provincia di Pisa)
Alle pendici del monte della Conserva sorge questo antico borgo monastico, documentato fin dal 1150, comprendente la celebre chiesa di Santa Maria di Mirteto. Molti edifici non sono accessibili in quanto pericolanti, ma la chiesa romanica merita certo una visita.

Rocca San Silvestro (Campiglia Marittima, provincia di Livorno)
Villaggio fortificato del X secolo, questa antichissima rocca si trova nel parco archeominerario di San Silvestro. Situato alle spalle di Campiglia Marittima e del promontorio di Piombino, il suggestivo parco occupa un’area di circa 450 ettari è una bellezza tutta da scoprire.

L’isola di Pianosa (Campo nell’Elba, provincia di Livorno)
Dalla terraferma spostiamoci nell’Arcipelago Toscano: è qui che, circondata dalle acque del Mar Tirreno, sorge l’isola di Pianosa, storico carcere dove venne recluso anche il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini, imprigionato fino al 1935 per motivi politici. Dopo la chiusura del carcere, l’isola è disabitata ma nuovamente visitabile, seppur con molti limiti e restrizioni.

Poggio Santa Cecilia (Rapolano Terme, provincia di Siena)
Sulla cima di una collina verde e boscosa sorge questo paesino attestato fin dal XII secolo, secondo alcuni risalente addirittura all’epoca etrusca. Giuseppe Garibaldi, a cui è intitolata la piazza principale, vi soggiornò nell’agosto del 1867 per curarsi nelle terme di Rapolano la ferita riportata in Aspromonte.

Bivignano (provincia di Arezzo)
Antico borgo nei pressi della frazione Palazzo del Pero, a Bivignano troverete una chiesa molto bella e i resti dell’omonimo castello, nei pressi del quale sono stati rinvenuti anche dei reperti etruschi. Sempre nell’aretino sono presenti altri borghi disabitati come Calbi, situato alle falde del monte Lignano, mentre tra Palazzo del Pero e Castiglion Fiorentino, lungo la valle del Torrente San Chimento, si segnalano Galloro e Cecani, oltre a Castelnuovo dei Sabbioni nel comune di Cavriglia, anticamente legato alle miniere di lignite.

(Firenze Today)

Ricetta zeppole di S. Giuseppe

Golosi bignè di pasta choux decorati con crema pasticcera e marmellata di amarene. Una delizia tipica della festa di S. Giuseppe, ma irresistibile in ogni giorno dell’anno.

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La ricetta di oggi è un “fuori stagione”, si tratta infatti del dolce napoletano tipico della festa di San Giuseppe (che cade il 19 marzo) e che da essa prende il nome: le zeppole di San Giuseppe.

Noi vi forniamo la variante al forno ma questi deliziosi bignè, decorati con crema e marmellata (o con amarene), si possono anche friggere. Una golosità irresistibile da provare tutto l’anno.

INGREDIENTI per 20 zeppole grandi o 35 piccole

PER LA PASTA CHOUX (bignè):  250 gr di acqua, 250 gr di burro, 4 pizzichi di sale,  6-8 uova, 250 gr di farina

PER LA CREMA PASTICIERA:  6 tuorli d’uovo, 1 litro di latte, 200 gr di farina, 250 gr di zucchero, 1 bustina di vanillina

PER DECORARE: marmellata di amarene (o amarene sciroppate), zucchero a velo (facoltativo).

PROCEDIMENTO:
1.    Per prima cosa preparare la crema (si può fare anche la sera prima, conservandola poi in frigorifero, coperta da pellicola): mescolare la farina e lo zucchero, unire un po’ di latte a filo mescolando con cura fino a far diventare il tutto una crema compatta, a questo punto unire anche i tuorli e continuare a mescolare, versare a filo il latte rimanente e, sempre mescolando, mettere il composto sul fuoco a fiamma non troppo alta. Unire anche la vanillina quando il composto arriva a bollore. Continuare a mescolare finché la crema non si sarà addensata (ci vorranno circa 10-15 minuti in totale). Mettere da parte e far raffreddare.  Se la crema presenta qualche grumo, la si può trattare con le fruste elettriche per renderla compatta e liscia.
2.    Preparare la pasta choux:  portare a bollore acqua, burro e sale. Quando il burro è completamente sciolto e tutto è a bollore, aggiungere in un solo colpo tutta la farina al composto. Mescolare molto bene (l’impasto dovrà staccarsi dalle pareti) e poi far raffreddare.

3.    A questo punto aggiungere le uova, una alla volta e mescolando con molta cura finché ogni uovo non si sarà ben amalgamato all’impasto.  Il numero di uova necessario dipende da molti fattori, non ultima la temperatura dell’ambiente circostante. Ci vorranno da 6 a 8 uova: bisogna assicurarsi che l’impasto sia consistente ma non eccessivamente duro.

4.    Foderare con carta forno una placca da forno. Mettere l’impasto in una tasca da pasticciere con beccuccio “a dentini”  (non liscio) e formare dei cerchi (bucati al centro) sulla placca, ben distanziati tra loro ( circa 12 bignè medio-piccoli per placca e 9 grandi). Infornare una placca alla volta a 230 gradi (forno statico, già a temperatura) per 15 minuti, abbassare poi a 160 per altri 2-3 minuti. I bignè devono risultare bronzati.

5.    Fare raffreddare i bignè, che a questo punto sono pronti per essere farciti. Mettere la crema nella tasca da pasticcere e decorare ogni zeppola con un bel cerchio, avendo cura di coprire bene anche il centro della zeppola. Concludere con un cucchiaino di marmellata di amarene nel centro (o con qualche amarena sciroppata).

NOTE
Quando formate i cerchi con l’impasto, fate attenzione a non schiacciare troppo l’impasto e tenete presente che cresceranno in forno, quindi non esagerate con le dimensioni anche se avete deciso di fare dei bignè grandi.
Per il numero di uova tenete presente che più l’ambiente è caldo, meno uova ci vorranno o il vostro impasto diventerà  troppo molle.
Se lo gradite,  potete spolverizzare ogni zeppola con un po’ di zucchero a velo, prima di decorare con crema e marmellata.

(Napoli Today)

 

 

La Cecina Toscana!

Molti sostengono che abbia origine dalla farinata ligure. Non è un caso dunque che nella zona della Lunigiana si chiami ancora con questo nome. Scendendo lungo la costa, verso Carrara, la chiamano “Calda, calda”, che poi è anche il modo migliore per gustarla. A Livorno diventa il “5 e 5”, che sta per “5 lire di Cecina e 5 lire di schiacciata”, perché ai livornesi piace come farcitura della schiacciata o di un panino, mentre in Versilia e nel Pisano è semplicemente “la cecina”.

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Comunque la vogliate chiamare, questa torta molto bassa a base di ceci, olio, acqua e sale resta uno dei piatti più gustosi della tradizione toscana. Croccante fuori e morbidissima dentro, la cecina è un piatto per tutte le stagioni, meglio se gustata in mezzo ad un filoncino di pane o come ripieno della schiacciata, magari con un po’ di stracchino. Sebbene il fuoco vivace del forno a legna sia il migliore per cucinarla, potete sperimentare questa ricetta anche a casa. Pochi ingredienti per un risultato gustosissimo.

Ingredienti per 4-6 persone
300 GR DI FARINA DI CECI
OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA
SALE E PEPE Q.B.

Come cucinare la cecina
Stemperate lentamente la farina di ceci in circa 1 litro e ½ d’acqua fredda. Mescolate bene e a lungo, finché il composto non risulterà molto liquido e privo di grumi. Aggiungete ½ bicchiere d’olio e un cucchiaino di sale. Rimestate bene e lasciate riposare il tutto per circa mezz’ora.

Nel frattempo ungete una teglia larga con poco olio e versateci il composto di ceci. Mettete a cuocere in forno preriscaldato ad alta temperatura (220°) per circa 15 minuti, finché non si sarà formata una bella crosticina dorata sulla superficie. Tagliate a fette e servite calda, con sopra una spolveratina di pepe.

(Firenze Today)

Venezia vista dallo spazio!

Foto di Venezia dallo spazio Samantha Cristoforetti

Unknown

“AstroSamantha” è tornata a immortalare la laguna da lassù. Dallo spazio. Ed è sempre un bel vedere, tanto che è subito scattato un diluvio di retweet da tutto il mondo. Inevitabile che la città lagunare abbia una eco internazionale, così l’emozione per la nuova foto (dopo quella postata qualche settimana fa) scattata dalla ISS, è rimbalzata da un profilo all’altro, declinandosi in diverse lingue e culture. Il significato dei vari commenti però è pressoché univoco: una città di cui innamorarsi a prima vista, che da migliaia di chilometri di distanza sembra non patire di quei piccoli o grandi problemi quotidiani che la attanagliano. Tra scandali e disagi. Nella foto di Samantha Cristoforetti c’è spazio solo per l’emozione.

L’astronauta è partita il 23 novembre scorso dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale a bordo della navetta Soyuz. Con lei sono partiti il russo Anton Shkaplerov e l’americano Terry Virts. I tre astronauti lavoreranno sulla Stazione Spaziale Internazionale  per quasi sei mesi. Samantha resterà sulla ISS, in orbita a circa 400 chilometri dalla Terra, fino al prossimo 15 marzo.

(VeneziaToday)