Un po’ di maleducazione non guasta

In tempi di crisi, anche i vizi possono trasformarsi in virtù. Il paradosso arriva da Oltremanica, ma anche qui da noi, in Italia, si sta cominciando a riflettere sul significato dellebuone maniere. Dobbiamo davvero, si chiedono i commentatori, preoccuparci dellamaleducazione? E, soprattutto, è vero che le buone maniere stanno scomparendo? E, infine, è vero che le cattive maniere sono davvero tali?

Il tema ha fatto molto discutere in Inghilterra, dove il filosofo Emrys Westacott ha pubblicato un libercolo dal titolo ‘Le virtù dei nostri vizi’. Ne ha parlato anche The Guardian, con un articolo molto commentato dai lettori. Il punto di partenza sono, ancora una volta, i sondaggi: stando alle ricerche della Young Foundation, la stragrande maggioranza degli intervistati inglesi (addirittura il 90%) è convinta che le persone stiano diventando più maleducate anno dopo anno e che le buone maniere, specie nelle classi meno agiate, siano ormai passate di moda. Ebbene, Westacott ribalta la questione e si domanda se davvero un po’ di maleducazione, diciamo un pizzico di ruvidezza e di sfrontatezza, oggi non servano per sopravvivere meglio. Secondo Westacott dovremmo riflettere sul fatto che per maleducazione normalmente s’intende la violazione delle convenzioni sociali: troppo spesso ci dimentichiamo però che tali convenzioni non sono immutabili. ‘Un tempo era considerata maleducazione non dare del lei al proprio padre’, spiega lo studioso. Anni fa, per esempio, era maleducato persino parlare al telefono in pubblico, un comportamento oggi diffusissimo e considerato normale. Se è vero, come sostiene lo studioso inglese, che le ‘buone maniere’ non possono essere immutabili e si adattano ai tempi che corrono, la crisi ci sta mettendo lo zampino. Chi dice che in tempi difficili come questi il politically correct debba essere sempre di rigore?

Stefano Denti, manager e scrittore emiliano, ha pubblicato da poco un manualetto che ci spiega, con la dovuta ironia, come combattere la crisi con le cattive maniere. ‘Il plurale di cacao’ (Aliberti editore) è il titolo, cui segue un sottotitolo che è tutto un programma: ‘Corso intensivo di maleducazione e cattive maniere’. Tesi di fondo: un po’ di insolenza e un pizzico di cafonaggine ‘fanno risparmiare tempo e fatica in tutta una serie di incombenze della vita quotidiana’.

Nel libro non mancano gli esempi per punteggiare la propria giornata di comportamenti tracotanti (ma che a volte rendono la vita tanto più facile…). Il villano contemporaneo con un po’ di ‘sana’ maleducazione può saltare estenuanti file (da quelle del medico della Asl a quella per l’introvabile parcheggio in macchina) o trovare scorciatoie (come ad esempio servirsi la verdura al supermercato senza guanti o prendere il numero del forno, di solito meno affollato, e ‘spacciarlo’ per la salumeria, dove imperversano chilometriche file al banco del fresco). Oppure può sentirsi padrone della strada (pedonale) segnalando la propria presenza con colpetti di clacson (se in scooter) o di campanello (se in bici). Soprattutto, può vendicarsi in maniera quasi innocente del proprio interlocutore: basta dargli impassibilmente del lei anche se ha meno di 40 anni…

Fonte : Yahoo Notizie

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