Dieta mediterranea: al via test del Cnr su Facebook

Un test scientifico costituito da 11 domande per valutare quanto il proprio regime alimentare si avvicini alla dieta mediterranea: è questo il test che è stato ideato dagli istituti di informatica, telematica e fisiologia clinica del Cnr di Pisa e che sfrutta il potenziale di diffusione di Facebook, uno deisocial network più utilizzati e conosciuti.

Cosa si mangia, come si mangia, quanto si beve, quanto spazio si dedica all’attività fisica: in sintesi è questo il software ideato dai ricercatori del Cnr di Pis, che richiede solo qualche minuto o meglio, 11 click. Funziona esattamente come le applicazioni più utilizzate dai fruitori di Fb e consente, a tempo record, di ottenere sul proprio profilo una valutazione obiettiva – e scientificamente provata – di quanto la propria alimentazione risulti aderente ai principi base della dieta mediterranea.

Il punteggio va da uno a dieci e tiene conto di una molteplicità di fattori che non riguardano solo l’alimentazione intesa in senso stretto. Il test messo a punto dagli studiosi italiani, non si rivolge solo agli abitanti del Bel Paese: oltre che in italiano, è infatti disponibile anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese e dispone quindi di una capacità di diffusione davvero ad ampio raggio. L’obiettivo è duplice: fornire ai molti utenti di Facebook una valutazione dietetica scientifica e completamente gratuita e, al tempo stesso,  veicolare attraverso le informazioni di un social network così diffuso e, soprattutto, “giovane”, una campagna di prevenzione contro le numerose malattie che la nostra dieta mediterranea può scongiurare: diabete, obesità, Alzheimer, infiammazioni renali e diversi tipi di tumori.

L’iniziativa degli studiosi toscani del Cnr evidenzia il valore di una dieta più che collaudata, la cui formulazione sistematica risale agli studi condotti dal medico genovese Lorenzo Piroddi nel 1939. Se le pubblicazioni di Piroddi risalgono agli anni Quaranta, la dieta mediterranea intesa come “realtà alimentare” è molto più antica, anzi… arcaica. Piroddi si è, infatti, ispirato all’alimentazione tipica delle popolazioni del bacino del Mediterraneo. A questo proposito, basta considerare l’esempio del “pasto-tipo” di una famiglia del Regno di Napoli nell’anno 1811: 2 chili di pane, minestra di verdure con pesce fresco (o secco), frutta, olio d’oliva.

Il segreto della dieta mediterranea è tutto qui: un’alimentazione basata su un basso contenuto di acidi grassi saturi e un apporto maggiore di acidi grassi monoinsaturi (contenuti principalmente nell’olio d’oliva) e fibre. O – per dirla in parole più semplici- un’alimentazione fatta di pasta, pane, verdura, frutta, pesce e poca carne rossa, a cui gli esperti consigliano di aggiungere prodotti contenenti sostanze antiossidanti (carotenoidi, vitamine C ed E, polifenoli come quelli contenuti nel vino rosso). Insomma, lunga vita al carboidrato e anche (perché no?) a qualche moderato bicchiere di vino. La dieta mediterranea, in parte abbandonata negli anni del boom economico in favore di modelli nutrizionali di tipo diverso, si è riaffermata con forza a partire dagli anni Novanta.

Ricordiamo, infine, che nel novembre 2010, la nostra dieta mediterranea è stata dichiaratadall’Unesco “patrimonio culturale immateriale dell’umanità” , entrando a far parte di una delle classifiche più ambite, come terzo prodotto “culturale immateriale” italiano – dopo i pupi siciliani e il canto sardo a “tenores”).

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